Testo di Casagrande Giuseppe

PERCHÉ COSTRUIRE UN NIDO A DOPPIA CAMERA PER INSEPARABILI

Il motivo principale che mi ha spinto a costruire questo tipo di nido, è stato quello di poter in qualche modo, dare ai nostri amici inseparabili, un qualcosa che richiamasse per loro quanto trovano in natura, il tunnel richiama in qualche modo l’entrata su di un albero, alla fine del quale trovano la camera di cova dove andranno a deporre.

Direi che è impossibile poter dare al 100% quello che trovano in natura, però questo è anche un modo di poter offrire loro un qualcosa di più.

Ho notato inoltre che specialmente per le specie un po’ più schive, (anche se oramai tutte sono diventate quasi domestiche) tipo personatus, fischeri ecc. si hanno dei risultati a mio parere migliori, ad esempio quando vado a vedere il nido in che situazione si trova, (anellamento dei pulli, controlli vari ecc.) la femmina in genere si porta sul tunnel senza uscire, come richiudo la porticina del nido ritorna alla cova, quindi un minor disturbo che può tornare utile magari per quelle coppie un po’ più difficili da riprodurre.

Un’altra cosa non meno importante, secondo me, quando i piccoli arrivano allo svezzamento vengono anche beccati un po’ dai genitori, in quanto la femmina vuole libera la camera di cova per andare a deporre di nuovo, loro in certi casi non sono ancora pronti per l’involo, e trovano in questo caso un rifugio nel tunnel, passato qualche giorno escono, ma non toglie loro il potersi rifugiare alla sera.

Inoltre, trattiene l’umidità costante consentendo una schiusa più ottimale.

COSTRUIRE UN NIDO PER INSEPARABILI A DOPPIA CAMERA

FERRAMENTA OCCORRENTE       

  •            4 CERNIERE
  • ·         1 GANCIO A CLIK
  • ·         1 VITE AD ELLE
  • ·         VITI O CHIODINI

NELLA FOTO IL TIPO DI FERRAMENTA UTILIZZATA


LO SCHEMA PER ASSEMBLARE IL NIDO

Nello schema di assemblaggio del nido ci sono tutte la misure dei vari pezzi espresse in centimetri, una considerazione, se per assemblare i vari pezzi vengono adoperate le viti al posto dei chiodini, a mio parere si ha un vantaggio, al bisogno si può togliere facilmente un pezzo e sostituirlo nel caso si fosse deteriorato, si può smontare il nido per una pulizia più accurata, per contro adoperando le viti il costo è un po’ più alto.

 

Il nido finito con il particolare della porticina aperta.

Il nido aperto, in evidenza il foro del passaggio dal tunnel alla camera di cova.

Il particolare del gancio di chiusura.

Il fissaggio di una piccola rete sulla parete permette una più agevole uscita dal nido dei piccoli, da notare il doppio fondo che permette una maggiore robustezza e pulizia.

Testo e foto di Casagrande Giuseppe

IL PARROCCHETTO MONACO

Questo simpatico parrocchetto, originario del Sud America, cattura l’interesse di molti allevatori.

Il suo allevamento non rappresenta delle grosse difficoltà, (animale molto robusto e resistente) ma come in tutte le specie ci vuole una certa attenzione.

Volevo illustrare un accorgimento che ho adottato da qualche anno, e trovo che sia efficace.

Ci troviamo di fronte ad una specie che rientra nella CITES, e quindi deve sottostare a tutti quegli obblighi che la legge ci impone (denunce di nascita, cessioni ecc.), già da qualche tempo come allevatori siamo obbligati a dotare i nostri soggetti con un segno di identificazione, quello più facile è l’anellamento, che consiste nel mettere un anello del diametro appropriato in una zampa quando il soggetto è ancora piccolo, così da risultare inamovibile a crescita completata.

Questa specie in natura ama ritrovarsi in colonia, e costruisce dei grossi nidi sugli alberi fatti di rami intrecciati, se si volesse fare in questo modo in cattività, sicuramente sarebbe il metodo migliore,

però renderebbe quasi impossibile l’anellamento dei piccoli.

Per ovviare a questo ho messo a disposizione alle coppie delle cassette-nido le cui dimensioni sono all’incirca 30 cm. x 30 cm. di base per un’altezza di 50 cm.


all’interno ho inserito adattandola una cassetta di quelle che vengono adoperate dai fruttivendoli per mettere la frutta e la verdura.

Una volta ultimato l’inserimento, l’interno della cassetta-nido risulta parzialmente rivestita da una specie di griglia.

favorendo così da parte dei parrocchetti l’inserimento di piccoli rami e quindi hanno la possibilità di costruirsi il nido, rispecchiando un po quello che succede in natura, consentendo all’allevatore di poter accedere al nido e  poter eventalmente intervenire in caso di bisogno (anellamento, controllo ecc.).

Testo e foto di Casagrande Giuseppe

CONVEGNI

Alcune considerazioni personali per quanto riguarda l’organizzazione di convegni, o serate che trattano l’ornitologia in genere.

Sono diversi anni che frequento l’ambiente ornitologico ed ho avuto modo di trovarmi in diverse occasioni nella possibilità di partecipare a dei convegni organizzati.

Una spiegazione per coloro che mi leggono ma magari non sanno di cosa stia parlando. I convegni sono degli incontri, di solito organizzati da un’associazione ornitologica, che invita o chiama un esperto per parlare ed illustrare un determinato argomento, molte volte si svolgono durante una manifestazione (mostra ornitologica) alle volte si prepara una serata (rivolta ai propri soci e simpatizzanti).

Ho notato che questi incontri vengono per lo più snobbati e in più di un’occasione mi sono trovato ad assistere a dei convegni dove i partecipanti non erano più di una ventina, è un vero peccato che questi eventi non vedano una partecipazione cospicua, le varie associazioni organizzatrici spendono energie in tempo ed in denaro.

Mi vengono in mente due convegni che sono stati organizzati non troppo tempo fa, fine Settembre 2011 in occasione della prima mostra Internazionale Ondulati e Psittacidi a Pordenone, l’Associazione Ornitologica Pordenonese (che è la mia associazione) organizzò un convegno internazionale sugli Agapornis, in cui vennero illustrati:

I FATTORI D'ISCURIMENTO NEGLI AGAPORNIS ED ALTRI PAPPAGALLI

 

SELEZIONE DE ACCOPPIAMENTI CONSIGLIATI

relatore Gianni Matranga.

Gianni Matranga
Gianni Matranga

IL PIUMAGGIO DEGLI AGAPORNIS 


TIPOLOGIE DI PIUMAGGIO

 

LA TESSITURA DELLE PIUME E DELLE PENNE

 

LA SELEZIONE DEL COLORE NEGLI ACCOPPIAMENTI DEGLI AGAPORNIS

   relatore Gianni Davito                                                                                                                                                         

Gianni Davito
Gianni Davito

Come si può notare dalle foto la partecipazione in quell’occasione fu veramente scarsa, eppure per coloro che allevano Agapornis gli argomenti trattati erano interessantissimi.

Altra occasione fine Gennaio 2012, il Grangalà dei pappagalli organizza un convegno, relatore dott. Lorenzo Crosta (veterinario aviario)  

ALIMENTAZIONE DEI PAPPAGALLI E PATOLOGIE LEGATE ALLA NUTRIZIONE           

Lorenzo Crosta
Lorenzo Crosta

Come possiamo vedere altro argomento interessante per gli allevatori di pappagalli, ma oserei dire per tutti gli allevatori, anche chi tiene a casa un solo soggetto come animale da compagnia può trovare in questi incontri delle spiegazioni che possono risultare utili qual’ora si presenti un problema. Anche qui pochi frequentatori.

Quello che mi sento di dire a chiunque avesse un certo interesse per l’allevamento ornitologico è, per quanto possibile, di partecipare a questi eventi, si ha sempre qualcosa da imparare, ed anche l’allevatore più esperto può trovare degli spunti che possono risultare utilissimi.

Testo e foto di Casagrande Giuseppe

Effettuare un piccolo impianto idrico per l’allevamento

Il nostro tempo libero, (come allevatori) lo mettiamo a disposizione della nostra passione, purtroppo non è mai abbastanza e il più delle volte siamo costretti a mollare tutto perché altri impegni prioritari richiedono la nostra presenza altrove.

Per velocizzare le nostre pratiche in allevamento ho fatto un piccolo impianto idrico, e spero possa tornare utile anche ad altri allevatori, certo non risolve il problema del tempo, però in qualche modo aiuta o almeno questo è il mio pensiero.

Per prima cosa ho fatto un piccolo progetto per calcolare il materiale occorrente, ognuno ha le proprie esigenze, e l’impianto può essere piccolo o più grande.

In base alla grandezza ho acquistato:

  • Vari raccordi che permettono di allacciarsi alla rete idrica di casa, e nei vari punti che interessano.
  • Rubinetti.
  • Gomma del tipo elastico (nel mio caso ho adoperato due tipi, uno del diametro di 6 mm. e uno di 8 mm.)
  • Un raccordo speciale che permette di attaccarsi con più raccordi.
Nella foto vediamo il particolare dei raccordi usati per portare l'acqua nei vari punti di interesse.
Nella foto vediamo il particolare dei raccordi usati per portare l'acqua nei vari punti di interesse.
Il rubinetto
Il rubinetto
Il raccordo speciale che permette l'attacco di più punti, nella foto si vedono i due tipi di gomma usati, l'azzurro è del diametro 8 mm., il blù è del diametro 6 mm.
Il raccordo speciale che permette l'attacco di più punti, nella foto si vedono i due tipi di gomma usati, l'azzurro è del diametro 8 mm., il blù è del diametro 6 mm.
In questa foto si vedono le diramazioni che permettono di portare l'acqua dove occorre.
In questa foto si vedono le diramazioni che permettono di portare l'acqua dove occorre.
Il rubinetto funzionante
Il rubinetto funzionante
I vari punti di distribuzione dell'acqua.
I vari punti di distribuzione dell'acqua.

Con questo sistema si ha la comodità di avere l’acqua dove interessa senza ricorrere a dei recipienti per portarla, inoltre se una persona è assente per qualche giorno dall’allevamento con il sistema del rubinetto ci consente di poter dosare il flusso dell’acqua a goccia per essere sicuri che i nostri amici alati non rimangano senza.

Nel mio caso essendo all’aperto, nel periodo invernale dovrò assolutamente chiudere l’impianto per evitare rotture.

Testo e foto di CASAGRANDE GIUSEPPE

PERCHÈ L'ONDULATO DI COLORE.....

Quale può essere un motivo che ci spinge ad allevare l'ondulato di colore?

Prima di tutto il costo, sicuramente tra gli psittacidi è quello che all'acquisto costa meno, molti genitori lo hanno adoperato per fare un regalo al proprio figlio, ha sicuramente una varietà di mutazioni di colore che permette una vasta scelta, è conosciutissimo, in una qualsiasi mostra, mercato o fiera degli uccelli è presente.

 

Per conoscerlo meglio un po' di storia....

melopsittacus undulatus è il suo nome latino, venne classificato nel lontano 1805 dai naturalisti NODDER e SHAW ma il primo che li portò in Europa fu JOHN GOULD, il famoso naturalista inglese nel 1840.

Successivamente ne furono importati moltissimi, fino al 1894 quando il governo Australiano ne proibì l'esportazione.

Ma ormai il nostro amico ondulato (grazie alla sua prolificità) era diffusissimo in molti allevamenti.

In Gran Bretagna il suo allevamento si sviluppò in maniera eccezzionale, ancor oggi l'ondulato di forma e posizione è chiamato “ INGLESE “.

Ebbe un notevole sviluppo anche in Germania, Belgio, Olanda, Danimarca, Giappone.

 

Un tipo di nido

adoperato per la riproduzione

Una nidiata di piccoli con la loro mamma, è favoloso vederli, sentire i loro richiami che chiedono l'imbeccata

È sufficiente avere una coppia di questi splendidi uccelli per vivere le emozioni che sanno donare

Si prestano ad essere addestrati, presi in giovane età possono compiere piccoli esercizi di abilità.

 

Possono essere usati, se addomesticati, come animali da compagnia, la loro indole docile e vivace contribuisce ad ovviare alla solitudine di molte persone.

 

Una miriade di colori, alle volte si resta affascinati ad osservarli, la loro vivacità può essere coinvolgente.

Una piccola voliera, sentire il loro caratteristico cicaleccio, osservarli giocare, basta uno specchietto, una piccola altalena per vedere le loro evoluzioni.

La partecipazione alle mostre, un'occasione per confrontare i nostri soggetti con quelli degli altri allevatori.

Vedere premiato un soggetto, motivo di orgoglio per ogni allevatore.

Testo e foto di Casagrande Giuseppe

MOSTRA DIVULGATIVA

Nel contesto di una sagra paesana, è stata effettuata una piccola mostra divulgativa, far conoscere i nostri amici alati, ci da sempre una piccola soddisfazione, è veramente bello da vedere come specialmente i bambini siano interessati a vedere da vicino degli uccelli e rimangono stupiti per i colori, come si muovono, i giochi che fanno.

Alle volte basta veramente poco, certo non escludo che da parte nostra ci sia una certa preparazione per poter portare degli animali a farsi vedere, ci vuole del tempo per poter preparare al meglio i nostri amici, fornire loro tutto quello di cui hanno bisogno, il benessere degli animali esposti deve avere la priorità, non deve mancare nulla dal cibo in primis, al posto in cui vengono messi, la pulizia ecc.

Posso dire che a fine giornata la stanchezza prende il sopravvento, però vi posso assicurare che la consapevolezza di aver saputo illustrare a tante persone il modo per allevare e tenere dignitosamente degli uccelli, fornendo loro tutto quello di cui hanno bisogno, compensa largamente la fatica profusa.

Testo e foto di Casagrande Giuseppe

GLI INSEPARABILI

Cosa dire sugli inseparabili che non sia già stato detto?

Tutti gli allevatori di psittacidi li conoscono e vengono comunemente allevati.

La mia idea è di dare a quanti si avvicinano al mondo degli inseparabili, quelle nozioni che servono essenzialmente per riconoscere, accudire e tenere in modo dignitoso i nostri amici alati.

Per prima cosa le specie, trovarsi di fronte e saper  riconoscere di che specie si tratta direi che specialmente per il neofita è fondamentale.

Ci sono nove specie:

Agapornis roseicollis- chiamato comunemente inseparabile a faccia rosa o collorosa. In questa foto vediamo un soggetto nella forma ancestrale.

è la specie più comune, ed anche la più allevata, è presente con una grande varietà di mutazioni di colore ed è anche quella che presenta meno difficoltà di allevamento. Non ha l'occhio cerchiato.

Agapornis fischeri- chiamato comunemente inseparabile di Fischer. qui possiamo vedere quattro soggetti nella forma verde ancestrale.

Agapornis personatus - chiamato comunemente inseparabile mascherato.

Qui vediamo un soggetto verde ancestrale ed uno cobalto.

Sia il personatus, che il fischeri sono comunemente allevati, (un po meno diffusi del roseicollis) ed anche in queste specie si trovano molte mutazioni di colore. Hanno l'occhio cerchiato.

Agapornis nigrigenis – viene chiamato semplicemente nigrigenis, o più confidenzialmente “nigri”. Qui vediamo due soggetti nella forma ancestrale, si noti il caratteristico sottogola arancio, ed anche questa specie ha l'occhio cerchiato. Comunemente allevato, presenta qualche lieve difficoltà in più rispetto alle precedenti specie.

Agapornis lilianae – o inseparabile di Shelley.

Qui un soggetto ancestrale ritratto ad una mostra ornitologica.

La fronte, le guance e la gola sono di un rosso-arancio, si riconosce anche dalla coda e sottocoda che sono verdi, ha l'occhio cerchiato, questa specie presenta qualche difficoltà nell'allevamento, anche se sono stati riprodotti con buoni risultati. A mio modesto parere chi si accinge ad allevare questa specie necessita di un minimo d'esperienza.

Agapornis taranta – chiamato anche inseparabile d'Abissinia, o dalle ali nere.

Questa specie è la più grande fra gli inseparabili, misura fino a 18 cm. A differenza delle specie precedentemente descritte questa presenta dimorfismo sessuale, il maschio presenta nella fronte una macchia rossa che la femmina non ha, non ha l'occhio cerchiato. Anche per questa specie , secondo me, ci vuole un minimo di esperienza qualora si decida di allevarla.

Agapornis canus – o inseparabile del Madagascar.

Decisamente una specie sconsigliata ai neofiti, anche in questa si riconosce il maschio, che presenta una colorazione generale verde, più intenso nella parte superiore, il collo la testa ed il petto sono di un grigio chiaro, la femmina è verde, non ha l'occhio cerchiato.

Agapornis pullaria -

qui un soggetto verde ancestrale ritratto al Campionato Italiano di Parma 2010.

Specie difficile da allevare, ed anche di non facile reperibilità. Non ha l'occhio cerchiato, la fronte e la gola sono rossi.

Agapornis swindernianus – o inseparabile dal collare nero.

Questa specie non si trova in cattività, ed anche descrizioni per quel che lo riguarda ce ne sono pochissime, tuttavia ha un suo particolare fascino che incuriosisce gli appassionati.

Da aggiungere che tutte le specie di Agapornis, ad esclusione del Roseicollis rientrano nella CITES, e quindi devono sottostare alle leggi vigenti per la detenzione.

Per quel che riguarda la loro alimentazione, in generale un buon misto di semi composto da:

Scagliola, miglio bianco, miglio rosso, miglio giallo, avena, canapa, cartamo, grano saraceno, frumento.

Personalmente evito il girasole, ne metto una piccolissima quantità solo durante i mesi invernali.

Integrare con frutta e verdura, quando hanno i piccoli un buon pastoncino.

Come si può notare, da questo mio scritto non appare nulla di eclatante, ho cercato di essere il più semplice possibile in modo che diventi come una piccola guida per chi si avvicina a queste meravigliose specie, ho cercato di dare le nozioni base, quelle che consentono anche a coloro che non conoscono o conoscono poco questi uccelli di farsi un’idea, e non avventurarsi in acquisti incauti che alla fine porterebbero  nella peggiore delle ipotesi alla morte dei soggetti acquistati.

Testo e foto di Casagrande Giuseppe

LA CALOPSITTA (Nymphicus hollandicus)

Questo grazioso psittacide è conosciutissimo dagli allevatori, il suo successo lo si deve al suo carattere, molto docile, che ben si presta a coabitare anche con altre specie.

È diffusissimo sia in natura che in cattività, e molte sono le mutazioni di colore che si possono trovare. Il suo paese di origine è l’Australia, dove ama le savane e le praterie, la stagione riproduttiva in natura va da Agosto a Dicembre, dopo la stagione delle piogge, per cui trova cibo in abbondanza.

Chi si appresta ad allevarlo lo può praticamente riprodurre tutto l’anno, personalmente non faccio mai fare più di due cove all’anno, la femmina depone 4-7 uova che cova alternandosi con il maschio, una coppia ben affiatata la si vede anche da questo, il maschio cova di giorno mentre la femmina di notte, la schiusa si ha dopo 21-23 giorni i pulli escono dal nido dopo circa un mese e vengono imbeccati ancora per 15-20 giorni prima di essere svezzati.

Una particolarità da fare un po’ d’attenzione, quando i pulli sono nati non vengono covati ( tenuti al caldo ) per molti giorni, dopo 5-8 giorni i genitori li lasciano soli nel nido, questo comporta un pericolo se nascono in un periodo freddo, la bassa temperatura li può uccidere.

Il nido consigliato deve fare almeno 23x25 centimetri di base, per un altezza di 45-50 centimetri, va praticato un foro di entrata nella parte superiore del diametro di 8 centimetri. Necessitano di uno spazio minimo, da tenere presente il bisogno primario di poter compiere un piccolo volo, di conseguenza il gabbione o voliera dove andremo ad alloggiarli deve essere lungo almeno 1 metro e mezzo, in ogni caso, più spazio gli mettiamo a disposizione e meglio è.

Gli alimenti da somministrare oltre al classico misto di semi per parrocchetti (scagliola, miglio, canapa, avena, ecc.) è composto anche da frutta e verdura, (mela, albicocca, cetrioli, bietola, ecc.) più diversificata è la dieta e meglio è. Si può integrare con un buon pastoncino durante la riproduzione. Come si può notare il suo allevamento non risulta difficile, è una specie che ben si presta ad un novizio, il costo a cui si va incontro per una coppia è molto contenuto, per cui non ci sono problemi di grosse spese da affrontare.

Ho tenuto conto di esprimere in poche righe delle semplici nozioni, per dar modo soprattutto al neofita di farsi un’idea delle cose essenziali da sapere se si appresta ad allevare questa specie.

Un ultima cosa da dire, se allevati allo stecco diventano degli ottimi animali da compagnia.

Testo e foto di Casagrande Giuseppe

Il sito della nostra Associazione Ornitologica

la Pordenonese

Il sito della FOI

Il sito del

Club Amici dell'Ondulato